Antonello Tedde - Official

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Il sapere tramandato.

di ANTONELLO TEDDE

Si svegliava da solo, prima dell’alba. In tempo per sentire i rumori provenienti dalla cucina, il padre che rientrava dalla campagna, scaldava il latte sul fuoco, e l’odore dell’erba bagnata e della terra si spargeva dentro la casa. A quell’epoca era sempre tutto odore e suoni, e tutto era destinato a restargli impresso in maniera irrefrenabile. Ma non lo sapeva.

Alla fine della mattina si sarebbe fermato in una piccola strada polverosa, giusto dietro la chiesa, e là avrebbe guardato le mani della nonna correre veloci. Come potevano quelle mani così vecchie, così solcate dalla vita, dai cento e passa anni, come potevano maneggiare quel telaio e non cadere in mille pezzi? Eppure sembrava che su quei gesti rapidi, densi, pazienti ma feroci sulla tela, quella donna ormai vecchissima avesse un dominio assoluto, lo stesso che aveva solidamente esercitato per tanti anni sulla vita dell’intera famiglia.

Gli sembrava che non avrebbe potuto volere altro nella vita che il guardare ipnotico di quelle mani sulla tela, e le cose meravigliose che prendevano vita sotto i fili, sotto i colori. Allora si sedeva per terra davanti a lei, guardava la gonna lunga a pieghe che toccava il pavimento, le tasche nascoste che contenevano piccole sorprese, il fazzoletto legato sotto il collo con un nodo spesso, il grembiule da lavoro liso ma stretto sul busto, come un vezzo di una femminilità di altri tempi. E l’incanto cominciava.

Dentro quell’incanto tutto prendeva figura: uomini che inseguivano animali, uccelli che aprivano piumaggi spettacolari, donne che ostentavano il corpo coperto da pregiati vestiti. E la sua mente si apriva a quella vita, a quel mito fantastico e ne assorbiva ogni dettaglio, ogni colore, ogni forma, ogni preziosissima tecnica.

Dopo, molti anni dopo, tutto ciò sarebbe emerso senza che lui potesse saperlo, istintivamente conservato dalla sua immaginazione, si sarebbe prepotentemente fatto avanti da solo. Dentro la sua vita quotidiana il pensiero di creare, di dominare – come molti anni prima aveva fatto lei, e sua madre prima di lei – la stoffa, il colore, la forma, e farne uscire un oggetto prezioso, puro, che contenesse quel sapere intatto.

Agli altri il compito di giudicare se quel sapere sia stato convenientemente tramandato e possa prendere nuove forme per le future generazioni.